Sensori e software semplificano il controllo della catena di fornitura

Giu 22, 2022

Negli ultimi due anni, a causa dell’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19, si è assistito ad una modifica delle abitudini di consumo di diversi beni, inclusi quelli del settore alimentare. E ora che le attività sono tornate alla normalità, alcuni di questi comportamenti sembrano destinati ad essere manutenuti. Nell’era post-Covid, infatti, l’83% degli italiani è disposto a pagare di più per avere prodotti tracciabili, il 73% spenderebbe una cifra più alta per acquistare specialità alimentari di una particolare area e l’88% per poter riempire il frigorifero e la dispensa con cibo sostenibile a basso impatto ambientale (Primo Rapporto Coldiretti/Censis sulle abitudini degli italiani nel post Covid). I numeri fotografano una forte sensibilità dei consumatori riguardo la qualità di ciò che acquistano ma il tema della tracciabilità di prodotti alimentari e di materie prime non è nuovo agli addetti ai lavori. Risale infatti al 2005 il Regolamento europeo 178/2002 che obbliga i produttori a garantire la tracciabilità di quanto distribuito sul mercato, dando così la possibilità di ricostruire provenienza e storia di un alimento. Da allora, spinte sia dalla cogenza normativa che dalle richieste dei clienti, il numero di aziende che ha avviato un percorso di tracciabilità è cresciuto. Ma per i produttori, mantenere il controllo sull’intera catena di fornitura non è sempre semplice. Sono molte, infatti, le insidie che possono nascondersi nei tanti passaggi che portano un alimento “dal campo alla tavola”. Come fare dunque per garantire la qualità di un prodotto finito lungo tutto il suo processo produttivo?

Una possibilità è quella di certificare il controllo della catena di fornitura, un percorso che Qcertificazioni propone alle aziende di trasformazione, che, in questo modo, potranno essere certe della provenienza e delle modalità di coltura delle materie prime – frutta, verdura o altri prodotti agricoli – biologiche o meno che ricevono dai propri fornitori. Il percorso di certificazione prevede l’utilizzo di tecnologie e sensori di ultima generazione per la raccolta dei dati. Queste informazioni riguardano tutti quei fattori che determinano la produttività di una certa quantità di materie prime. Tra di essi rientrano le condizioni metereologiche, l’umidità del campo o l’estensione complessiva dell’area coltivata; ma anche il numero di persone che lavorano all’interno di un’azienda agricola, quello dei macchinari utilizzati e la quantità di ore durante le quali i mezzi agricoli sono stati in funzione. Tali informazioni vengono raccolte, gestite e organizzate da un software specifico che da un lato, consente ad un operatore di controllare in real time che tutte le procedure vengano svolte nel modo corretto e dall’altro elabora la produttività attesa in base alle condizioni reali registrate dai sensori. Nel caso in cui i risultati evidenzino delle difformità o incongruenze rispetto a quanto effettivamente consegnato al produttore, si procede con dei controlli sul campo che confermeranno o smentiranno i dati raccolti. La certificazione del controllo della catena di fornitura, nelle modalità descritte, porta diversi vantaggi. Il primo, è relativo alla qualità del prodotto finale, le cui materie prime agricole vengono controllate in ogni passaggio dalla semina alla consegna. Il secondo, riguarda i costi: un monitoraggio da remoto non solo è più accurato e costante rispetto a quello che avviene con metodi più tradizionali, ma è anche meno oneroso. Gli ispettori, infatti, non dovranno recarsi sul posto e verificare di persona ogni passaggio, ma ciò avverrà a distanza, a meno che non sia necessario un sopralluogo.  Il terzo riguarda la selezione dei fornitori; tali sistemi di monitoraggio privilegiano e valorizzano i fornitori migliori, scoraggiando invece le realtà meno trasparenti. Da ultimo, al momento di immettere il prodotto finale sul mercato, l’azienda sarà in grado di dimostrare con assoluta certezza al consumatore la qualità e la tracciabilità del bene.

Fabio Bianciardi, Responsabile commerciale, QCertificazioni

Articolo pubblicato sul n. 6/2022 della rivista Alimenti & Bevande.

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