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Slogan ambientali: imminente un giro di vite

Nov 18, 2025

Con il recepimento della direttiva 2024/825, atteso entro marzo 2026, cambiano le regole della comunicazione di prodotto.
Basta dare uno sguardo alle etichette sui prodotti cosmetici per capire quanto la sostenibilità sia diventata una potente leva di marketing. Le asserzioni ambientali fanno l’occhiolino ad un consumatore sempre più sensibile ma allo stesso tempo disorientato rispetto al proliferare di informazioni ambigue o non verificabili.

In questo contesto, la Direttiva UE 2024/825 “Empowering Consumers for the Green Transition – ECGT” nasce per tutelare i consumatori, promuovere una transizione verde basata su dati verificabili ed eliminare l’utilizzo di slogan fuorvianti. Non a caso la direttiva è stata anche ribattezzata “Direttiva Greenwashing”.

Secondo la normativa, le aziende saranno tenute a rivedere il modo e i toni con cui comunicano e promuovono la sostenibilità dei propri prodotti. In diversi ambiti, tra i quali anche quello dei prodotti cosmetici e della cura della persona, ciò potrà avere come conseguenza la necessità di un adeguamento delle etichette, dei materiali promozionali e delle comunicazioni commerciali, così che ogni claim possa essere utilizzato solo a condizione che vi siano le prove adeguate a supporto.
Molti prodotti cosmetici riportano oggi in etichetta claim di natura ambientale: passandoli in rassegna si notano numerose asserzioni che domani saranno inammissibili, in virtù della nuova normativa europea.

Sarà vietato l’uso di affermazioni ambientali generiche come, ad esempio: “eco-friendly”, “green”, “sostenibile”.
Saranno inoltre proibiti i claim di carbon neutrality basati unicamente sulla compensazione delle emissioni di CO₂ (offsetting).
Non si potranno vantare caratteristiche che derivano da obblighi di legge e, dunque, non rappresentano un valore distintivo, come, ad esempio “cruelty free”. 
Sotto i riflettori anche i marchi che alludono alla sostenibilità, spesso creati dalla fantasia dei produttori.

Per esibire un marchio di sostenibilità occorrerà utilizzarne uno stabilito dalle autorità pubbliche oppure ricorrere a un sistema di certificazione basato su uno standard aperto a tutti gli operatori, con condizioni trasparenti, eque e non discriminatorie, che sia frutto di una consultazione con esperti e stakeholder.

La verifica del rispetto di tale standard dovrà essere effettuata da un soggetto terzo rispetto sia al titolare dello standard, che all’operatore che vanterà la certificazione.

In questo contesto, le certificazioni rilasciate da Qcertificazioni  BIO ECO COSMESI di AIAB – Associazione Italiana di Agricoltura Biologica – e Qualità Vegana, si confermano un modo robusto di comunicare al consumatore il proprio impegno per la sostenibilità.

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